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Cenni Storici

                                                                                       STORIA DEL COMUNE

 

IL PIU' ANTICO VIAGGIATORE DELL'AGRO

La prima ampia descrizione del territorio nocerino ritrova nella Storia dello Scisma d ' occidente composta verso il 1400 dal monaco Teodorico di Niem, che al seguito di papa Urbano VI, soggiorno'ò a Nocera dall'estate del 1384 a quella del 1385. Ne riportiamo i passi salienti.

(Libro I, Cap.XXXVIII)

Il castello di Nocera è posto in una terra assai fertile e dall'aria salubre: infatti, il suolo di essa produce un ottimo vino bianco e rosso, grano, segale e altri ottimi frutti in grande abbondanza. Esiste una bella pianura con intorno alti monti e sorgenti abbondanti ed amene, e gli abitanti di questa valle amena seminano quattro volte all'anno; i campi producono svariati raccolti, dalle viti stese sopra gli olmi si ricava il vino in abbondanza e così l'olio dagli olivi. Le montagne sono coperte d'alberi, soprattutto enormi castagni, su cui crescono le castagne più grandi che io abbia mai visto. Dalla base dei monti dal lato verso la città di Amalfi, fino alla strada che dal castello va a Salerno, vi è una piantagione di noci o noccioli della lunghezza di 3-4 miglia e della larghezza di un miglio, e questi alberi di noci danno ogni anno tanta copia di frutti che basterebbero a molte regioni, se le raccogliessero: ma se ne nutrono i maiali, le cui carni, sia salate che fresche, si mantengono a lungo e sono ottime e saporite e non ho mai visto capponi più grandi e grassi e a buon mercato di quelli che si trovano in questa piana. Perciò i Curiali, finche furono sicuri, vi soggiornarono più volentieri che in qualsiasi altra parte del Regno di Sicilia.

Dall'altro lato, verso il castello di Torre, sorge quel fertilissimo monte che chiamano volgarmente Somma, estremamente fruttifero, assai alto e dalla circonferenza assai ampia. Dista otto miglia dal castello di Nocera alla quale somiglia per ubertosità...Vi si producono ottimi vini greci, di almeno tre qualità, grande, mediocre e minore, che vengono portati nei vari luoghi e paesi. Ho sentito ripetere che i loro dazi ammontano ogni anno a più di 200 fiorini. Ogni anno, al tempo della vendemmia, si possono vedere oltre centomila recipienti costruiti dagli abitanti di questa zona con legno dei castagni di quei monti: ognuno di essi ha la capacità di otto barili secondo la misura romana; vi sono inoltre infiniti altri recipienti detti caratelli, che contengono di solito ognuno quattro barili. Il mosto raccolto dalle vigne di questo monte viene riposto in tali recipienti, e poi trasportato nei luoghi di mare, a Napoli, e nei vari paesi del mondo dai mercanti, attraverso il mare che dista dal monte tre miglia italiche. In molte località esso vien venduto come malvasia o altro vino di pregio.

(Cap. XXXIX)

Andando verso la città di Salerno che dista dal castello di Nocera otto miglia, nella stessa piana si ritrova una venerabile basilica presso la quale oggi nessuno abita e che quasi del tutto priva di culto. Sembra che sia stata costruita in onore della Beata Vergine Maria e a somiglianza della chiesa di Santa Maria che si trova nella città di Aquisgrana, diocesi di Liegi, dal santo imperatore Enrico, secondo di questo nome, le cui reliquie riposano a Bamberga, e di cui fu moglie Santa Cuneconda. Entrambi durante la loro vita pur abitando insieme si mantennero casti come racconta la storia. La chiesa fu eretta a ricordo della vittoria ottenuta da lui contro i Greci, che precedentemente dominavano quei luoghi, la'dove si combatté una grande battaglia: l'imperatore vinse gloriosamente i Greci e li scacciò completamente dalle terre del Regno di Sicilia, con l'aiuto dei Normanni che in seguito, morto Enrico, restarono colà e vinsero gli imbelli abitanti del luogo...

(Cap. XL)

Nei monti e nei boschi attorno al castello di Nocera vi sono caprioli, cervi e altri animali selvatici: perciò Ottone di Brunswick era solito ad andare colà a caccia nei propri regi dominii per sfuggire all'inerzia, e delle fiere che capitava di prendere sotto la sua guida, conservato solo il capo, regalava il resto ai compagni e ai nobili.

Questa terra è a tal punto fertile e bella come una campagna che Dio ha benedetto. Qui, presso il Borgo, si scorge nei campi la chiesa di San Prisco, che fu un tempo cattedrale dove si conservano le reliquie del profeta Abacuc; e tutto intorno al castello si scorgono ancora le fondamenta di case, che mostrano che qui ci fu un tempo una città di cui ora si vedono le rovine.

Traduzione del Prof. Raffele Pucci


Situata ai piedi del versante settentrionale dei monti Lattari, nel mezzo di una fertilissima pianura, Nocera Inferiore è un importante nodo autostradale e ferroviario ed uno sviluppatissimo centro commerciale. Fondata intorno al '600 a. C. dagli Etruschi e dagli Italici Sarrasti, è stata oggetto nella sua lunga e travagliata storia di conquiste e saccheggi da parte di varie popolazioni tra cui gli Etruschi, i Sanniti, i Romani ed i Longobardi.

Sviluppatasi rapidamente, accolse i nuovi venuti, gli antichi abitanti dell'Agro, i protoitalici Sarrasti, e si aprì alla civiltà greca. A testimonianza del suo fiorire ci sono le ricche necropoli e l'uso di un proprio alfabeto, attestato da brevi iscrizioni.

Nel IV Secolo la città passò ai Sanniti, mutò il nome originario Noukria in Nuceria Alfaterna, e divenne la capitale di una potente lega, il cui territorio si estendeva dalle porte di Napoli al Golfo di Salerno, che comprendeva Pompei, Ercolano, Stabia, e Sorrento.

Dopo una fase di conflitti, nel 308 a. C. divenne alleata di Roma, conservando però una piena autonomia e battendo moneta propria.
Distrutta nel 216 a.C. da Annibale, risorse ancora più ricca e più forte. Questa autonomia ebbe termine con la concessione della cittadinanza romana nel 91 a. C. quando la città si trasformò in Municipio Romano. In quest'età essa si arricchì di splendidi monumenti, in parte tornati alla luce, come il Teatro, l'Anfiteatro e la grandiosa Necropoli di Pizzone.

L'eruzione del 79 d.C., pur danneggiandola e sottraendole la parte più fertile del suo territorio, non ne diminuì l'importanza.
La città si riprese rapidamente e fiorì fino al termine dell'Impero, quando cominciò a decadere. Questo processo si concluse con l'occupazione longobarda, che la lasciò spopolata per molti secoli. Nel 553, con la battaglia dei Monti Lattari, si concluse la dominazione ostrogota.

Bizantini ne tentarono poi un rilancio, costruendo il grande Battistero di S. Maria Maggiore, ma l'arrivo dei Longobardideterminò nel VII secolo la morte della città. Nell'età longobarda, fu contea dipendente dai Principi di Salerno, al centro delle lotte che opponevano questi Principi ai Greci di Napoli e di Amalfi.

Dopo alcuni secoli oscuri Nocera rinacque intorno all'anno mille in un nuovo luogo, sulla collina del parco, e, nonostante una nuova distruzione nel 1138 da parte di Ruggero II d'Altavilla, continuò da allora la sua nuova vita.
La città antica, che sorgeva sull'attuale Nocera Superiore, non fu ricostruita e gli abitanti si distribuirono nei numerosi villaggi della zona, da cui sono poi derivati gli attuali Comuni. La città divenne successivamente Feudo dei Filangieri, dei Latro, degli Zurlo, ed assunse il nome di Nocera de' Pagani.

Nel '500, col titolo di Duchi la tennero i Carafa, cui seguirono i Castel Rodrigo e i Pio di Savoia, fino all'abolizione del regime feudale nel 1806.
Nello stesso anno, la riforma amministrativa di Giuseppe Bonaparte spezzò per sempre l'unità del territorio, e da Nocera dei Pagani nacquero i Comuni di Corbara, Sant'Egidio Montalbino, Pagani, Nocera San Matteo e Nocera Corpo. Furono secoli, soprattutto al tempo del Vicereame spagnolo, funestati da guerre, pestilenze, eruzioni vesuviane, terremoti, alluvioni, a cui però gli abitanti seppero sempre reagire con grande vitalità.
Essi furono grandi mecenati e costruirono nel villaggio del Mercato un grande palazzo con splendidi giardini, fatto poi abbattere nel 1750 da Carlo III di Borbone per erigere in quel luogo la grande Caserma.
Questi ultimi, dopo una riunificazione nel 1834, diedero nel 1851 origine a Nocera Inferiore e Nocera Superiore.

Nell'800, poi, Nocera conobbe un grande sviluppo demografico ed economico, conseguenza anche di una fioritura economica, che è durata fino al secondo dopoguerra, basata oltre che su una agricoltura intensiva altamente specializzata, su industrie di grande rilievo: l'industria tessile, quella delle paste alimentari e quella delle conserve alimentari.
Di queste solo l'ultima riveste ancora oggi una notevole importanza, mentre per il resto la città attualmente vive soprattutto sull'economia terziaria.

Una divisione annunciata

Il 1806, che segnò l'inizio del Decennio francese e l'abolizione della feudalità, costituisce un anno cruciale nella storia di Nocera.
A Nocera, prima di quell'anno, grandi rivolgimenti stavano per compiersi.
In seguito ad alcune riforme proposte dai francesi, Nocera Corpo, con una popolazione effettiva di novemila abitanti, nomina, nel Parlamento del 26 novembre, i suoi 27 decurioni, cioè tre per ogni mille abitanti, mentre Nocera Sperandei, trovatasi nell'impossibilità di formare un decurionato minimo di dieci membri per l'esiguità della sua popolazione (poco più di 300 individui), decide, tra l'ottobre e il dicembre, di fondersi con Nocera S. Matteo.

Il 18 giugno 1811, poi, il Sindaco di Nocera Corpo, Nicola Bruni, e quello di San Matteo, Carlo di Majo, indirizzano una supplica all'Intendente per ottenere l'unione dei loro Comuni.

Frattanto, mentre la supplica per l'unione tra Nocera Corpo e Nocera S. Matteo sembra essersi perduta da qualche parte, alcuni possidenti dei villaggi superiori di Nocera Corpo chiedono al Re, sul finire del 1827, l'autonomia amministrativa dal resto del loro Comune. In particolare, i ricorrenti lamentano che la sede del Comune disti circa tre miglia dalla loro residenza per cui sono costretti a percorrere sei miglia ogni qual volta debbono procurarsi generi di prima necessità; inoltre, si sentono trascurati dagli amministratori: il pane venduto non è di buona qualità, le strade sono impraticabili e lasciate senza lumi in periferia.

La separazione fu chiesta da meno della metà dei Decurioni eleggibili, cioè da 41 residenti, e senza l'adesione di alcun decurione in carica. Successivamente la divisione si arena e per contro riprende vigore il problema opposto, quello dell'unione tra Nocera Corpo e Nocera S. Matteo, rimasto fermo alla supplica con la quale il 18 giugno 1811 i due Comuni avevano chiesto di unificarsi.

A riprendere il discorso dell'unificazione fu, nel 1833, l'Intendente Francesco Logerot, che ne ottenne la realizzazione con decreto del 12 febbraio 1834. Il 28 di febbraio l'Intendente Logerot, assistito dal suo segretario Raffaele Altavilla, si portò nella sede del Comune di Nocera Corpo per compilare il verbale di unificazione tra Corpo e San Matteo, istitutivo del nuovo Comune di Nocera.

Per più di dieci anni si successero vari sindaci, finché la lunga crisi dell'amministrazione comunale non consentì di contrastare il disegno di quei pochi che, avendo di mira i propri esclusivi interessi, vollero ed ottennero lo smembramento di Nocera.

Tuttavia, il nuovo Comune si confrontò con la dispersione dell'abitato in villaggi ed il collaudo del sistema di appalti; inoltre, la legge, pur escludendo dalla tassazione gli indigenti ed i minori di cinque anni, stabilisce che "la classe degli esenti non può essere maggiore del quinto della popolazione" e quindi finisce col non tener conto di avere a che fare con una larghissima maggioranza di poveri agricoltori.

Le angustie economiche fecero cambiare idea a tutti, specie a quelli che, colti in buona fede, erano stati ridotti a chiedere, nell'ottobre del 1849, la separazione.
Dopo varie riunioni, nel corso delle quali si mette in evidenza lo squilibrio finanziario del comune di Nocera Superiore, permangono i contrasti e il 9 giugno 1857 la Commissione Interni e Finanze incarica l'Intendente di sciogliere entro sei mesi ogni residua promiscuità tra i due Comuni sul Monte Albino: questo viene ritenuto l'unico modo per conoscere la reale condizione finanziaria di Nocera Superiore e decidere se ricongiungerla a Nocera Inferiore.

Il precipitare della dinastia borbonica fece temporaneamente lasciare in sospeso la vicenda.
Ma dopo l'Unità, precisamente il 6 gennaio 1861, il Decurionato di Nocera Superiore affidò ad alcuni decurioni il compito d'invocare presso il governatore della Provincia i suoi uffizii, onde la riunione dei due Comuni di Nocera potesse finalmente avvenire.

Fonte: Nocera 1834-1850. Gli anni dell'unità. Prodromi e conseguenze di una divisione annunciata, di Antonio Pecoraro.

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